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Sunday, November 28, 2010

L'Étranger--Albert Camus

Uno dei libri migliori che abbia letto. Immagino di non aver colto tutte le sfumature (ho letto una copia in francese, ed il mio francese non e' perfetto...) ma, nonstante cio', questo e' uno dei pochi libri che mi hanno lasciato qualcosa negli ultimi anni. E' un libro in apparenza semplice, costruito intorno ad una trama relativamente breve e scarna, ma che fa pensare molto, e che colpisce al ventre quando meno te lo aspetti. Forse queste mie impressioni sono influenzate da una relativa apatia in cui mi trovo ultimamente, ma dubito che questa abbia dettato piu' di un terzo di queste favorevoli impressioni che sto scrivendo. Come al solito riporto qua sotto alcuni degli estratti che mi hanno colpito di piu'.

"Aujourd'hui, maman est morte. Ou peut-être hier, je ne sais pas." (pg.9)

"Le soir, Marie est venue me chercher et m'a demandé si je voulais me marier avec elle. J'ai dit que cela m'était égal et que nous pourrions la faire si elle le voulait. Elle a voulu savoir alors si je l'aimais. J'ai répondu comme je l'avais déja fait une fois, que cela ne signifiait rien mais que sans doute je ne l'aimais pas." (pg.69)

"C'est alors que tout a vacillé. [...] J'ai compris que j'avais détruit l'équilibre du jour, le silence excepionnel d'une plage ou j'avais été heureux. [...] Et c'était comme quatre coups brefs que je frappais sur la porte du malheur." (pg.99)

"J'ai répondu cependant que j'avais un peu perdu l'habitude de m'interroger et qu'il m'était difficil de le reinsegner. Sans doute, j'amais bien maman, mais cela ne voulait rien dire." (pg.102)

"[...] en me demandant si je croyais en Dieu. J'ai repondu que non. Il s'est assis avec indignation. Il m'a dit que c'était impossible, que tous les hommes croyaient en Dieu, même ceux qui se détournaient de son visage." (pg.108)

"J'ai compris alors qu'un homme qui n'aurait vécu qu'un seul jour pourrait sans peine vivre cent ans dans une prison. Il aurait assez de souvenirs pour ne pas s'ennuyer. Dans ce sens, c'était un avantage." (pg.123)

"Mois j'écoutais et j'enntendais qu'on me jugeait intelligent. Mais je ne comprenais pas bien comment les qualités d'un homme ordinaire pouvaient devenir des charges écresantes contre un coupable. [...] Sans doute, je ne pouvais pas m'empêcher de reconnaitre qu'il avait raison. Je ne regrettais pas beaucoup mon acte. Mais tant d'acharnement m'éttonait." (pg.154)

"Il voulait encore me parler de Dieu, mais je me suis avancé vers lui et j'ai tenté de lui expliquer une dernière fois qu'il me restait peu de temps. Je ne voulais pas le perdre avec Dieu." (pg.182)

"Comme si cette grande colère m'avait purgé du mal, vidé d'espoir, devant cette nuit chargée des signes et d'étoiles, je m'ouvrais pour la première fois à la tendre indifference du monde. De l'éprouver si pareil à moi, si fraternel enfin, j'ai senti que j'avais été heureux, et que je l'était encore. Pour que tout soit consommé, pour que je me sente moins seul, il me restait à souhaiter qu'il y ait beaucoup de spectateurs le jour de mon exécution et qu'ils m'accueillent avec des cris de haine." (pg.186)

Saturday, March 14, 2009

Gesu' lava piu' bianco

Bruno Ballardini -- "Gesu' lava piu' bianco"

Questo libro e' un saggio in cui l'autore sostiene la tesi per cui la Chiesa e' stata un precursore(ice) delle piu' moderne strategie di marketing. Le prove a sostegno di questa tesi sono portate non secondo un ordine cronologico che segua lo sviluppo dell'organizzazione clericale (e dei fedeli che partecipano alla vita religiosa della Chiesa), ma piuttosto evolvendo dai piu' semplici concetti di marketing verso le strategie piu' avanzate. In questo modo anche una persona che non sappia nulla di marketing, come me, viene gradualmente a conoscenza dei termini e dei concetti usati in questo campo, e li vede applicati in casi specifici. I libro e' suddiviso in 6 capitoli: [1] La Genesi (del marketing) [2] La politica di prezzo come un fattore strategico [3] Merchandising e fidelizzazione del cliente [4] P come propaganda [5] Benchmarking e tecniche avanzate [6] Lo zen e l'arte del riposizionamento.
Riporto qua alcuni dei passaggi che mi hanno colpito di piu'.

Il mercato della colpa. E per conseguire il successo, [...], occorre innanzitutto preparare accuratamente il terreno. Ad esempio, creando disagio psicologico nel target. Per ottenere questo [...] non c'e' niente di meglio del senso di debito e del senso di colpa ad esso correlato. [...] esso e' infatti strettamente funzionale alla coesione sociale attorno all'autorita'. (pg.15)

In questo senso anche i miracoli, ovvero i ``fatti'' addotti come prova d'efficacia, potrebbero essere visti come una sorta di allucinazione testuale, un'ubriacatura da eccesso di parola. E' come se venisse esaudita l'aspettativa dei fedeli che fondano le loro rappresentazioni soltanto su quanto hanno esperito attraverso il testo scritto. Un meccanismo che origine in una fase precedente alla religione, quella della magia. Hubert e Mauss erano arrivati a comprendere che ``la maggior parte della magia e' costituita dai desideri.'' [...] Ecco il punto: il ricordo diviene scrittura, e quindi realta'. E' questo il vero miracolo. (pg.51)

Ecco una grande intuizione della Chiesa che il marketing moderno non ha mai attuato: e' piu' efficace istituire sul punto vendita una forma di animazione stabile che si ripeta regolarmente secondo gli stessi dettami, rispetto alla variazione continua. (pg.75)

Il punto di vendita piu' importante della catena deve avere sontuosita' e spettacolarita' tali da suscitare sensazioni forti. [...] D'altra parte, come potrebbero trasmettere i valori del bello coloro che hanno rinunciato alla vita mondana in favore della ragione aziendale? (pg.91)

[Referendum fecondazione eterologa] il Vaticano consiglio' l'astensione dal voto. E' qui la sottigliezza. Non votare ad un referendum abrogativo produce alla fine lo stesso risultato del votare ``no'' ma in piu' c'e' il vantaggio di evitare ai fedeli il problema di dover risolvere da soli una complicata questione etica che normalmente e' gestita dalla Chiesa. (pg. 178)

Allo stesso modo, occorre comprendere che i valori che le grandi multinazionali tentano di venderci ci appartengono gia'. Ci appartengono le cose della nostra vita, come pure i valori e le parole che li descrivono. Non esiste un amore cristiano, esiste l'amore. Si puo' avere un grande rigore morale anche senza essere religiosi. La fede non puo' essere condivisa e quindi divenire oggetto di massificazione da parte del marketing, ne' essere esportata, diventare merce di scambio, motivo di persuasione degli altri. Deve restare una questione rigorosamente privata e personale. Solo cosi' aumentera' l'autocoscienza e diminuiranno i conflitti. (pg. 200)

Monday, January 21, 2008

Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro

Durante le vacanze di natale, tra aerei e divani, ho letto questo libro di Enrico Brizzi.
La storia è quella di quattro pellegrini che sono in cammino da Canterbury a Roma; il romanzo in sè si svolge nel tratto Losanna agli Appenini (nelle ultime pagine si fa un accenno a Siena, ma non ne sono sicuro). I quattro compagni di avventura--non pellegrini nel senso religioso, ma piuttosto amici/conoscenti che per vari motivi hanno deciso di mettersi in strada e vivere l'affascinante esperienza del viaggio--percorrono l'antico sentiero dei viandanti che passa dal Gran San Bernardo. I quattro personaggi camminando si raccontano le storie che hanno alle loro spalle, ed in questo modo l'autore cerca di dare loro una certà solidità--cosa che secondo me non riesce appieno.
Ad ogni modo, lungo il loro cammino incontrano un personaggio strano, che inizialmente compare quasi di strascico, e man mano si intromette (letteralmente) nel loro viaggio. Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro (dai tatuaggi che ricoprono tutto suo corpo viene il titolo) è un personaggio un po' strano, a metà strada tra il mistico e quello che si è bruciato con LSD, che afferma di aver dialogato con i santi (i protettori dei pellegrini) e con Hoffman (il protettore dell'LSD). A parte le sue bizzarie, il personaggio di Bern (questo è il suo nome) si dimostra essere non dei più simpatici: misogino, perseguita gli omosessuali, ed in generale si comporta da fanatico cristiano. Caccia nei guai una prima volta i quattro compagni di viaggio e, dopo attaccarsi a loro come un perseguitatore, li caccia nei guai una seconda volta. La narrazione di queste vicende crean un crescendo abbastanza piacevole, che incurioscisce e rende il libro avvincente. Alla fine si scoprirà che il secondo pasticcio non è stato causato da Bern, ma che lui ne è stato la vittima. I quattro quindi si ricredono e lo aiutano a raggiungere la sua meta. Il libro mi è piaciuto abbastanza anche se non mi ha entusiasmato troppo. I personaggi avrebbero potuto essere dipinti con un po' più di tratti caratteristici (l'unico a spiccare un po' è forse Bern), ed alcune volte le descrizioni dei paesaggi sono un po' troppo rigogliose (probabilmente conseguenza del fatto che l'autore li abbia veramente visti e sperimentati). Altra cosa che non mi è piaciuta molto è che alla fine un personaggio fanatico e violento come il tatuato venga alla fine fatto sembrare quasi simpatico, che mi sembra un po' troppo. Magari è solo la vena anticlericale/antireligiosa che mi ha preso in questi giorni.

Friday, September 28, 2007

Non ho risposte semplici

Ho letto questo libro in cui sono raccolte alcune (sedici) interviste fatte al regista Stanley Kubrick. Le interviste coprono un arco di tempo piuttosto ampio, ed in alcuni casi alcuni concetti vengono ripetuti. Questo tuttavia non toglie alcun merito al libro, data la buona qualità di queste chiacchierate. Kubrick infatti controllava/rivedeva sempre ciò che i giornalisti scrivevano, e tale zelo/piglioleria traspare dal libro ("Gli unici modi che i giornalisti hanno a disposizione per fottermi sono citarmi in maniera errata o citarmi fedelmente"). Devo dire che il libro è piacevole, ed aiuta a mettere in luce delle idee che uno ha più o meno inconsapevolmente assorbito dai film, e che danno un forte piaceere quando se le ritrova qua (....mmm, questo l'avevo pensato anch'io... grande!). In altri casi fornisce dei punti di vista e degli spunti sui film che semplicemente sono molto diversi da quelli a cui avevo pensato. Oltre a ciò naturalmente saltano fuori aspetti della vita di Kubrick che non possono fare altro che accrescere la stima per il regista. Vabè, adesso basta e riporto i passaggi che mi hanno colpito di più.

Non riesco a riassumere con precisione a parole il significato filosofico di Orizzonti di gloria, per esempio. E' un'opera che vorrebbe coinvolgere il pubblico in un'esperienza. I film trattano di emozioni e rispecchiano la frammentarietà dell'esperienza. Quindi è fuorviante cercare di sintetizzare a parole il significato di un film. (pg.31)
Kubrick [...] prova sempre più fastidio per la barriera che esiste tra la conoscenza scientifica e il pubblico di massa. Ha fatto domande basilari agli amici, per esempio quante stelle ci sono nella nostra galassia, e ha scoperto che la maggior parte della gente non ne ha la minima idea. La risposta esatta è cento miliardi, ma al massimo la gente, con uno sforzo di fantasia, dice quattro o cinque milioni. (pg.45)
Ormai la bomba non è quasi più reale ed è diventata un'astrazione completa, rappresentata da alcune inquadrature di cinegiornale con il fungo atomico. La gente reagisce sopratutto all'esperienza diretta, non alle astrazioni: è molto raro trovare qualcuno che riesca a provare coinvolgimento emotivo per un'astrazione. (pg.57)
Uno è libero di fare tutte le speculazioni che vuole sul significato filosofico e allegorico del film (e quelle speculazioni sono indicative del fatto che è riuscito ad avvincere profondamente il pubblico), ma non ho alcuna intenzione di tracciare per 2001 un percorso verbale ideale che ogni spettatore si senta obbligato a seguire, pena il timore di non avere capito il film. (pg.80)
Direi che il concetto di Dio è l'essenza di 2001; ma non si tratta di un'immagine di Dio tradizionale, antropomorfica. [...] quelle forme di vita potrebbero essersi evolute da specie biologiche [...] a entità meccaniche immortali[...]. Le loro potenzialità sarebbero infinite e la loro intelligenza inafferrabile da parte degli umani. (pg.83)
Perchè una razza largamente superiore a noi dovrebbe prendersi la briga di danneggiarci e di distruggerci? Se una formica intelligente improvvisamente vergasse un messaggio nella sabbia ai miei piedi con scritto: "Sono un essere senziente, parliamone", ho molti dubbi che mi precipiterei a schiacciarla sotto la scarpa. (pg.86)
Se l'uomo si soffermasse davvero a pensare alla propria fine imminente e alla propria agghiacciante futilità e solitudine nel cosmo, di sicuro impazzirebbe o soccomberebbe a un annichilente senso di inutilità. Perchè, potrebbe chiedersi, deve prendersi la briga di scrivere una grande sinfonia, o darsi da fare per guadagnarsi da vivere, o persino per amare, quando non è altro che un microbo passeggero su una particella di polvere che rotea nell'inimmaginabile immensità dello spazio? (pg.110)
Comunicare in modo visivo e tramite la musica significa superare le rigide classificazioni basate sul linguaggio verbale da cui la gente non riesce a staccarsi. (pg.118)
Credo che uno degli intenti in cui 2001 è riuscito sia quello di stimolare riflessioni sul destino dell'uomo e sul suo ruolo nell'universo in persone che normalmente non prenderebbero mai in considerazionequestioni del genere. (pg.132)
La gente come Barry ha successo perchè non dà nell'occhio: non si annuncia. (pg.224)
Q: Certo lei non facilita le cose, né al pubblico né ai critici. Ha affermato di voler suscitare reazioni emotive nel pubblico. Crea delle emozioni forti, ma si rifiuta di darci risposte semplici.
A: E' perchè non ho risposte semplici. (pg.276)

Wednesday, September 19, 2007

Perchè non possiamo essere Cristiani (e meno che mai Cattolici)

Durante l'estate ho letto questo libro del matematico impertinente Piergiorgio Odifreddi, ma sono riuscito solo ora a scrivermi qualche nota a rigurardo.
Il padre Creazionismo, inconsitstenza logica delle motivazioni.
Il dio d'israele Da creatore di ogni essere vivente il dio diventa dio del solo popolo eletto; inzia la storia della "terra promessa".
I comandamenti Una nota interessante riguardo la pena di morte in Vaticano: "l'applicazione della pena è stata abolita da Paolo VI solo nel 1969 [...] Ed è solo dal 1995 [...] che il Vaticano è diventato ufficialmente abolizionista". In generale (non solo "non uccidere") tutti questi vengono sempre bene o male (prima o poi) interpretati a senso unico o piegati ad esigenze politiche/sociali/sessuofobiche.
Il figlio Inizialmente viene messa in dubbio l'esistenza di Gesù (esistenza riportata in prima battuta solo di seconda mano nelle lettere di Paolo, antecedenti ai vangeli). Ammettendo che egli sia esistito, i riferimenti storici sono solo quattro (e tutti abbastanza imprecisi). "Ironicamente, se un Gesù storico è veramente esistito, è più probabile che sia stato l'ispiratore dei concreti detti che si trovano nei vangeli, che non il soggetto degli astratti miti della sua nascita e della sua morte." A questo punto viene discussa l'aggressività della regola aurea "Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro".
Il Cristianesimo Se il buongiorno si vede dal mattino, certamente Pietro e Paolo hanno fatto si che l'avventura iniziasse nel modo giusto: "Paolo fu un mistico della peggior specie, che nelle sue supposte visioni divine trovò soltanto la giustificazione per passare da una furiosa persecuzione del Cristianesimo a un'altrettanto furiosa predicazione di un suo personale vangelo [...]". [...]lo è [l'evento] che costituisce l'elemento più importante per la sopravvivenza dei una religione: la sua connivenza col potere politico, che la trasforma da fenomeno spirituale a fattore istituzionale e le permette di integrarsi, spesso forzatamente, nel tessuto sociale di un popolo." A questo punto si fa una carrellata storica da Costantino fino a Mussolini ed i patti lateranensi. Curiosità: solo con la loro revisione nel 1984, il Cattolicesimo ha cessato di essere religione di Stato. I numeri riportati riguardo i finanziamenti (tramite 8 per mille od altra via) forniti dallo stato alla chiesa cattolica fanno semplicemente rabbrividire (sull'ordine dei nove miliardi di euro, pari a circa metà della finanziaria 2006).
Il Cattolicesimo In questo capitolo si critica la logica opportunistica delle formulazioni dottrinali (come codificate e riassunte nel catechismo). Si inizia col dogma trinitario, discusso a Nicea (325), Costantinopoli (381), e più o meno confermato successivamente. La venerazione mariana (a parte le sessuofobiche seghe mentali sulla sua verginità), è un'altra bella faccenda tirata fuori dal frigorifero solo nel 1854 e nel 1950, con la proclamazione di due nuovi dogmi mariani. Da lì in poi il cielo si sveglia ed inizia una serie di apparizioni della Madonna in giro per l'Europa. L'eucarestia (con le sue varie fasi di più o meno accettata transustanziazione et similia), ed il sacerdozio (con tutto il suo patriarcale iper-conservatorismo e sessuofobico celibato sono i successivi argomenti. I capitolo si chiude con le chicche riguardanti il purgatorio (con annesse indulgenze, ceri e giubilei), ed il Papa (con la sua infallibilità, potere politico e grottesca benemerenza).
Laici e loiciIl capitolo finale emette un (inatteso?) verdetto riguardo il Cristianesimo, arrivando addirittura a contrapporre il metodo scientifico e quello religioso.

Personalmente il libro mi è piaciuto molto. E' stato soprattutto un modo per dare sfogo a tutte le frustrazioni che uno si porta appresso quando è stato cresciuto in un acquario cattolico. Anche se a volte non lo si capisce completamente, ci è stato infuso non solo tutto un corredo di credenze che non hanno molto senso, ma anche l'innato senso di colpevolezza quando si cerca di criticarle/affrontarle metterle in dubbio o criticarle. Devo ammettere che in alcuni passaggi, il voler dimostrare che qualcosa non sta in piedi a colpi di logica mi sembra forzato, ed al di là di una discussione matura. Tuttavia penso che Odifreddi sia stato ben cosciente di questo, ma abbia voluto lasciarlo lì come una provocazione, e come un modo per vendere più copie. La parte più meritevole onestamente penso sia quella che riporta cifre e fatti riguardanti i vantaggi economici e civili di cui gode il clero in Italia. In conclusione: bravo Odifreddi, meno male che qualcuno non si fa problemi ad affrontare questi temi con un po' di razionalità ed ironia.

Saturday, July 07, 2007

Le donne nella narrativa di Beppe Fenoglio

Ho letto questo libro (Edizioni Angolo Manzoni, a cura di P.Gramaglia, L.Ugona, M.Ugona), che in sostanza raccoglie gli atti di un convegno su questo tema svoltosi a Moncalieri nel 2003. La prima parte de libro mi ha veramente deluso (quasi al punto di smettere di leggerlo): noiose introduzioni e presentazioni.
Il primo intervento è di Marisa Fenoglio (sorella di Beppe) che è quasi aria fritta in cui parla: della relazione (tormentata) tra l'autore e sua madre (la madre ha sostanzialmente dato ai figli/e l'opportunità di studiare, ma poi quando lo scrittore si è messo all'opera lei non lo capiva un granchè...); del fatto che anche la sorella è una scrittice, e che vive in Germania (continui e noiosi intercalare in tedesco e riferimenti al suo -- di lei -- libro, quasi a tirarsela); un accenno ad un paio di personaggi femminili nei romanzi/racconti di B.Fenoglio, ma vago e ristretto a vicende di vita partigiana (Il partigiano Johnny, Una questione privata, Primavera di bellezza).
Il secondo intervento è di Anna Mauceri con titolo "La donna fra realtà e mito"; la ricercatrice parla di come negli scritti di Beppe Fenoglio vi sia una rappresenzatione delle donne che è (una continua tensione) in bilico tra realismo ed idealizzazione. Anche lei però si limita a personaggi da vicende partigiane (Partigiano Johnny, Una questione privata).
Il terzo (ed ultimo) intervento è di Elisabetta Soletti: "Le figure femminili ne Il partigiano Johnny". Questa sostiene che "la figura femminile [...] come personaggio a tutto tondo [...] è inconciliabile con la vita partigiana"; quindi va avanti dicendo che nel PJ ci sono poche figure femminili, e "sono figure di maniera, appena abbozzate, con pochi tratti". E poi: "le donne, nell'epica fenogliana, sono figure dell'origine e della persistenza, custodi e testimoni dell'essere e dell'esistere nella durata e nella continuità", sopratutto nel senso dolente, religioso e di atti semplici, quotidiani. Unica eccezione la vecchia padrona della cascina della Langa.
Seguono dibattito e conclusione. E qua è dove quasi ho smesso: a parte il fatto che i primi interventi sono noiosi e fastidiosi, i successivi sono tutti limitati a vicende partigiane dove, secondo me, non c'è granchè da dire sui personaggi femminili (in questo senso ha ragione E.Soletti). IMHO penso che il convegno sia stato organizzato male, non dando spazio ai racconti di vita contadina, in cui i si può veramente sentire una importanza dei personaggi femminili e della rappresentazione che ne fa B.Fenoglio. Per fortuna penso che anche gli stessi organizzatori se ne siano accorti, e così c'è una sostanziosa appendice in cui si tratta il secondo aspetto. Anche qua tre interventi.
Il primo è di Lanfranco Ugona ("I tre racconti ambientati a Murazzano"); le storie in questione sono: La sposa bambina, L'addio e L'esattore. In questi racconti i personaggi femminili sono completi, l'autore ne descrive caratteri fisici e psicologici, con la sua solita schiettezza ed il suo sguardo lineare. Sono anche sempre le vittime di un mondo in cui loro subiscono sempre le scelte, raramente e timidamente tentano di opporsi, ma in questa desolazione e violenza sanno tenere una dignità encomiabile. Partendo da questi spunti mi verrebbe da dire che, insieme con le figure degli oppressi -- come il protagonista de La Malora -- questi personaggi hanno sempre una speranza di migliorare la situazione in cui sono (perlomeno fino a quando le loro speranze non vengono stroncate da scelte altrui o dal fato).
Secondo intervento da parte di Ugo Cerrato ("Elogio della donna in Beppe Fenoglio"): lui è stato un amico dello scrittore, e così inizia a derscrivere alcuni personaggi reali che hanno ispirato i racconti (la madre, etc.). Poi parla dei racconti e di come le donne svolgano sempre una funzione salvatrice in essi; le donne spesso fanno da mitigatrici alle tristezze e disperazioni che travolgono questa triste realtà e causano pazzie/reazioni primodiali in alcuni dei personaggi maschili.
Il terzo ed ultimo intervento è di Paola Gramaglia ("La compassione: immagini di donne ne La malora"). Questa ricorda come le donne siano sfruttate fino all'esaurimento in nella maledizione di quel mondo contadino, e nonostante ciò sappiano accetare la loro situazione. "La sofferenza è ancora più amara per le creature femminili, perchè non sono mai protagoniste: il loro destino è il matrimonio non scelto, ma accettato fatalisticamente. Questa disperata condizione viene tuttavia affrontata con determinazione ed, in rari casi (e.g. padrona della cascina), con consapevolezza del proprio ruolo. (questa andrebbe discussa meglio)
In conclusione: il libro è stato deludente, ma l'appendice ha rivalutato il tutto.

Friday, March 09, 2007

Il gorgo

Questo è un racconto breve di Beppe Fenoglio (da "L'affare dell'anima e altri racconti", Einaudi 1978).

Nostro padre si decise per il gorgo, e in tutta la nostra grossa famiglia soltanto io lo capii, che avevo nove anni ed ero l'ultimo.
In quel tempo stavamo ancora tutti insieme, salvo Eugenio che era via a far la guerra d'Abissinia.
Quando nostra sorella penultima si ammala. Mandammo per il medico di Niella e alla seconda visita disse che non ce ne capiva niente: chiamammo il medico di Murazzano ed anche lui non le conosceva il male; venne quello di Feisoglio e tutt'e tre dissero che la malattia era al di sopra della loro scienza.
Deperivamo anche noi accanto a lei, e la sua febbre ci scaldava come un braciere, quando ci chinavamo su di lei per cercar di capire a che punto era. Fra quello che soffriva e le spese, nostra madre arrivò a comandarci di pregare il Signore che ce la portasse via; ma lei durava, solo più grossa un dito e lamentandosi sempre come un'agnella.
Come se non bastasse, si aggiunse il batticuore per Eugenio, dal quale non riceveveamo più posta. Tutte le mattine correvo in canonica a farmi dire dal parroco cosa c'era sulla prima pagina del giornale, e tornavo a casa a raccontare che erano in corso coi mori le più dure battaglie. Cominciammo a recitare il rosario anche per lui, tutte le sere, con la testa tra le mani.
Uno di quei giorni, nostro padre si leva da tavola e dice con la sua voce ordinaria: - Scendo fino al Belbo, a voltare quelle fascine che m'hanno preso la pioggia.
Non so come, ma io capii al volo che andava a finirsi nell'acqua, e mi atterrì, guardando in giro, vedere che nessun altro aveva avuto la mia ispirazione: nemmeno nostra madre fece il più piccolo gesto, seguitò a pulire il paiolo, e sì che conosceva il suo uomo come se fosse il primo dei suoi figli.
Eppure non diedi l'allarme, come se sapessi che lo avrei salvato solo se facessi tutto da me.
Gli uscii dietro che lui, pigliato il forcone, cominciava a scender dall'aia. Mi misi per il suo sentiero, ma mi staccava a solo camminare, e così dovetti buttarmi a una mezza corsa. Mi sentì, mi riconobbe dal perso del passo, ma non si voltò e mi disse di tornarmene a casa, con una voce rauca ma di scarso comando. Non gli ubbidii. Allora, venti passi più sotto, mi ripetè di tornarmene su, ma stavolta con la voce che metteva coi miei fratelli più grandi, quando si azzardavano a catraddirlo in qualcosa.
Mi spaventò, ma non mi fermai. Lui si lasciò raggiungere e quando mi sentì al suo fianco con una mano mi fece girare come una trottola e poi mi sparò un calcio dietro che mi sbattè tre passi su.
Mi rialzai e di nuovo dietro. Ma adesso ero più sicuro che ce l'avrei fatta ad impedirglielo, e mi venne da urlare verso casa, ma ne eravamo già troppo lontani. Avessi visto un uomo lì intorno, mi sarei lasciato andare a pregarlo: - Voi, per carità, parlate a mio padre. Ditegli qualcosa, - ma no vedevo una testa d'uomo, in tutta la conca.
Eravamo quasi in piano, dove si sentiva già chiara l'acqua di Belbo correre tra le canne. A questo punto lui si voltò, si scese il forcone sulla spalla e cominciò a mostrarmelo come si fa con le bestie feroci. Non posso dire che faccia avesse, perchè guardavo solo i denti del forcone che mi ballavano a tre dita dal petto, e sopratutto perchè non mi sentivo di alzargli gli occhi in faccia, per la vergogna di vederlo come nudo.
Ma arrivammo insieme alle nostre fascine. Il gorgo era subito lì, dietro un fitto di felci, e la sua acqua ferma sembrava la pelle di un serpente. Mio padre, la sua testa era protesa, i suoi occhi puntati al gorgo ed allora allargai il petto per urlare. In quell'attimo lui ficcò il forcone nella prima fascina. E le voltò tutte, ma con una lentezza infinita, come se sognasse. E quando l'ebbe voltate tutte, tirò un sospiro tale che si allungò d'un palmo. Poi si girò. Stavolta lo guardai, e gli vidi la faccia che aveva tutte le volte che rincasava da in festa con una sbronza fina.
Tornammo su, con lui che si sforzava di salire adagio per non perdermi d'un passo, e mi teneva sulla spalla la mano libera dal forcone ed ogni tanto mi grattava col pollice, ma leggero come una formica, tra i due nervi che abbiamo dietro il collo.

L'affare dell'anima e altri racconti

Ho letto "L'affare dell'anima e altru racconti" di Beppe Fenoglio. E' una collezione di racconti (pressochè tutti inediti fino al '78 circa), più un progetto di una sceneggiatura. I temi sono quelli della cultura contadina e partigiana tipici di Fenoglio, ma alcuni racconti sono di una limpidezza disarmante. Sto capendo che uno dei motivi per cui mi piace Fenoglio è perchè il suo raccontare è diretto, cristallino nel cogliere gli aspetti che contano nella vicenda. E questo si vede con particolare piacevolezza nei suoi racconti brevi (e se sono brevi tanto meglio, dato che sono pigro ed ultimamente non ho molto tempo libero per leggere...). A grandi linee i racconti sono così:
  • Nella valle di San Benedetto: un rastrellamento è in corso nella valle, e tre partigiani (Giorgio, Bob, ed il protagonista) cercano di non farsi prendere nella rete. Bob cerca un nascondiglio per conto suo; Giorgio chiude la tomba dove il protagonista ha deciso di nascondersi, in compagnia della maestra Girardi, morta nel '28, e poi saluta dicendo che girerà all'aria aperta. Dopodichè è il buio. Buio e pazzia. Le circostanze portano il protagonista in una sorte di purgatorio, in cui infine lui si lascia psicologicamente morire pur di fermare il delirio ("Forse il nostro corpo sente a volte pietà della nostra anima"). Quando riemerge dal buio, il protagonista trova una tragica sorpresa, "e oltre il cancelletto guardai là dove finisce la valle di San Benedetto". (questo finale echeggia la siepe oltre cui guarda Leopardi, a parte il fatto che questo è un cancelletto arruginito di un cimitero, e ciò che si vede non è l'infinito, ma la fine della valle...).
  • Alla Langa: Elia si trova a dover chiedere aiuto ai vicini di casa per la vedemmia, ma questi non vogliono consumare le loro forbiciette, e pretendono che ce le metta Elia. E dopo una pioggia che raffredda gli animi, lui grida quanto la scarna e sofferta esistenza sia fatta principalmente di quotidiane sofferenze.
  • Il gorgo: questo è in assoluto il mio preferito (se ho tempo me lo trascrivo). Il bimbo capisce che il padre sta per crollare di fronte alle avversità che flagellano una precaria sopravvivenza, e con un gesto semplice al limite della capicità umanana redime la situazione (pensa alle contorsioni e complicazioni dell'uomo rispetto alla linearità animale; pensa all'occhio lineare del bambino; il dettaglio finale del dito del padre è uno dei più belli che abbia mai letto).
  • L'esattore: dopo la morte della moglie, Adolfo Manera lascia l'osteria e diventa esattore. Tira su una fortuna economica, ma la sua situazione umana non migliora, anzi il paese e le persone con cui si trova a contatto gli stanno sempre più stretti.
  • L'affare dell'anima: Manera (praticamente di nuovo l'esattore), si guarda attorno: vede la sua roba e le disgrazie famigliari che ha passato. Ma stanotte capisce che questo affare è "dunque un affare da trattare attraverso i preti, inevitabilmente". E prima di addormentarsi decide di fare l'affare (nel senso di fè l'afè).
  • Tradotta a Roma: Johnny è accompagnato dal padre al treno che porterà il suo plotone (?) a Roma. Durante il viaggio si vedono esemplari umani ed il mare.
  • Lo scambio dei prigionieri: Matè racconta di quando è sceso a Marca a scambiare un fascista per Sceriffo. Trattano bene il prigioniero che ad ogni passo teme di venire ammazato, finchè non capiscono che lo scambio non sembra essere alla pari. "Erano gonfiati tutti e due, potevano specchiarsi l'uno nell'altro. Solo che il soldato era gonfiato di fresco e Sceriffo di ieri."
  • [Senza titolo]: Jimmy e Nick si incontrano al bar, anni dopo le avventure partigiane. Nick è tornato per andare a camminare fino al bivio per Manera, una camminata "per le colline che furono nostre". E lo prende un senso di fallimento.
  • [Materiale narrativo - Davide]: due fratelli Jose e Davide. Dopo la morte del padre, Davide, il maggiore, prende in mano le redini della azienda, e Jose lavora come un animale senza grosse soddisfazioni. Decide così di strapparsi alla terra e va a lavorare in città. Ma sogna di tornare e rivendicare la sua parte per viversela (o meglio viverci). Inconcluso.

Thursday, March 08, 2007

Lettere: 1940-1962

Ho letto "Lettere: 1940-1962", di Beppe Fenoglio. E' la raccolta delle lettere che ha inviato ad amici, famiglia, editori in questo periodo della sua vita. La maggior parte della raccolta è costituita dalle lettere scambiate con gli editori (Calvino, Vittorini presso Einaudi, e Mondadori): queste sono abbastanza interessanti, ma in molti casi sono proprio solo delle comunicazioni pratiche. Fanno però vedere con quanto impegno ed apprensione Beppe Fenoglio scrivesse e lavorasse ai suoi libri. (BTW, sembra che ci fosse veramente un onesta e reciproca stima tra lui e Calvino.)
Io ho trovato molto più interessanti quelle agli amici ed alla famiglia. Quelle agli amici rivelano un Beppe Fenoglio che sa scherzare e sorridere anche in tempi difficili. Forse è da qua che si può intravedere l'occhio lucido e lineare che sa raccontare le vicende partigiane e contadine senza girare intorno ai fatti, ma piuttosto andando diretto alle situazioni ed ai personaggi. Mi sembra di vedere che quando scrive storie cerca diretto il filo e lo racconta mettendo sempre un po' di cinismo su ciò che narra (no patetiche gonfiature e divergenze).
Commoventi le lettere degli ultimi giorni, in cui saluta i cari (non poteva parlare), e raccomanda cure per la sua bimba. Alcuni pezzi forti sono la sua scheda biografica e le richieste per il funerale.
  • Circa i dati biografici , è dettaglio che posso sbrigare in un baleno. Nato trent'anni fa ad Alba (1 marzo 1922) - studente (Ginnasio - Liceo, indi Università, ma naturalmente non mi sono laureato) soldato nel Regio e poi partigiano: oggi, purtroppo, uno dei procuratori di una nota ditta enologica. Credo che sia tutto qui. Ti basta, no? Mi chiedi una fotografia. Ora sono sette anni circa che non mi faccio fotografare" (lettera a I. Calvino)
  • "...funerale civile, di ultimo grado, domenicamattina, senza soste, fiori e discorsi." (al fratello)
  • "...trovata la linea verticale, l'orizzonte non conta più nulla." (a don Bussi)

Una crociera agli antipodi

Ho letto "Una crociera agli antipodi", di Beppe Fenoglio. E' una raccolta di racconti insoliti (rispetto alla tradizionale ambientazione langarola), che narrano di viaggi, personaggi curiosi ed a volte surreali.
  • Una crociera agli antipodi: "Bobby Snye" racconta di come si imbarcò sul Plymouth e di come Harry Bell (marinaio in procinto di ritirarsi) gli salvò la vita (probabilmente). L'anziano gli spiega anche come abbia scelto dove/perchè ritirarsi, e chiude il cerchio ricordando al giovane il vero motivo del suo imbarco.
  • La storia di Aloysius Butor: Aloysius Butor diventa presto orfano ed, apprendista presso lo zio armaiolo, s'invaghisce dei metalli e diventa buon spadaccino. Si impiega come mercenario, e scopre ben presto che il padrone paga male.
  • Il letterato Franz Lazslo Melas: Franz Lazslo Melas diventa famoso dopo una recensione che lo riguarda, e gioca a fare la celebrità locale. Riceve l'invito più importante della sua vita (per una festa a corte) e, tra surreali contrattazioni e dialoghi, finisce per condannare involontariamente a morte Hans. "L'infelicità dell'uomo è fatta di tante piccole innocenze del prossimo". E le innocenze non turbano nessuno.
  • La veridica storia della Grande Armada: re Filippo ordina la costruzione della Grande Armada, e decide di affidarla al più pio. Alonso Pérez de Guzmàn viene nominato grande ammiraglio, ma il giorno della scofitta il re capisce che questi non era pio abbastanza.